Teatro della Fortuna

di Fano

Biglietteria

Orari

Mercoledì e sabato
· mattino: ore 10.30-12.30
Da mercoledì a sabato esclusi i festivi
· pomeriggio: ore 17.30-19.30

Nei giorni di spettacolo serale
· mattino: ore 10.30-12.30
· pomeriggio: ore 17.30 in poi
Nei giorni di spettacolo pomeridiano
· mattino: ore 10.30-12.30
· pomeriggio: ore 15.00 in poi

Contatti

Il Teatro della Fortuna di Fano

Cenni storici

L’attuale teatro, a cui fa da facciata l’antico Palazzo del Podestà fondato nel 1299, fu eretto su progetto dell’architetto modenese Luigi Poletti tra il 1845 e il 1863 sostituendo l’antico celebre teatro omonimo eretto dal famoso scenografo e scenotecnico fanese Giacomo Torelli tra il 1665 e il 1677.

Il teatro è stato chiuso per dichiarata inagibilità nel 1839 e successivamente abbattuto. L’odierno teatro fu gravemente danneggiato nel corso della seconda guerra mondiale (estate del 1944) dal crollo dell’adiacente torre civica e da spezzoni incendiari caduti sul tetto della sala. Solo dopo cinquantaquattro anni dalla sua forzata chiusura, nella primavera del 1998, il teatro è stato riaperto al pubblico, dopo le lunghe e complesse operazioni di restauro e ristrutturazione che ne hanno preservato l’antico aspetto pur rinnovandone tutti gli impianti e le attrezzature tecniche.

Sala Poletti

Assai bella è la neoclassica sala degli spettacoli, 595 posti circa, dotata di ogni comodità e decorata con esemplare signorilità.

Essa dispone di tre ordini di palchi a sporgenze degradanti in ritiro e di un capace loggione a balconata. Caratteristico è l’alto basamento anfiteatrale che regge la sporgenza del primo ordine, ampio e decorato da piccole chimere alte. Qui, retrostanti di un metro circa, si elevano i pilastri che reggono la sporgenza del secondo ordine e sostengono un peristilio d’ordine corinzio su cui si impostano il fregio e la cornice della trabeazione, coronata da attico decorato da statue, che funge da parapetto al loggione. A metà circa dell’altezza, fra un fusto e l’altro delle colonne, una impalcatura con elegante parapetto a grata delinea il terzo ordine. È di gradevole effetto il motivo classico del traforo che si presenta nel ricordato parapetto del loggione e ben si presta ad evitare il ripetersi monotono dei parapetti a fascia che caratterizzano invece i due ordini realizzati, su disegno del Poletti, dal plasticatore urbinate Giuliano Corsini.

Agli stessi si deve anche il disegno e la realizzazione del motivo a corone concentriche della volta (ora fedelmente rifatta perché andati distrutti nel ‘44) nei cui riquadri campeggiano,a vivaci tempere del pittore romano Francesco Grandi, i “Fasti di Apollo” e altre immagini mitologiche .

Del Grandi si è salvato il grande sipario che raffigura un immaginario ingresso dell’Imperatore Cesare Ottaviano Augusto nell’antica Colonia Iulia Fanestris: opera decisamente pregevole per ricchezza di colore e accuratezza di disegno.

Altri dipinti, conservati purtroppo solo in parte, sono nelle volte a lunette del primo atrio, opera dei fratelli Gioachino e Mariano Grassi, mentre nella saletta della biglietteria la volta a crociera conserva l’unico scomparto superstite di quelle che furono le decorazioni cinquecentesche e ‘raffaellesche’ dell’antico loggiato del Palazzo del Podestà.

Sala Verdi

Dal secondo atrio, salendo gli scaloni che si sviluppano sui due lati minori e che portano ai corridoi dei palchi, si raggiunge il ridotto del terzo ordine che dà anche accesso alla rinnovataSala Verdi, vasto ambiente destinato un tempo alle feste danzanti, ai concerti e alle conferenze. Completamente devastato dal crollo della vecchia torre civica, il locale è stato interamente rinnovato in veste di moderno auditorium su disegno dell’architetto Gianni Fabbri.

Il teatro a Fano

Per la storia delle vicende teatrali fanesi va ricordato che già nel 1556 l’antico salone trecentesco del palazzo podestarile venne trasformato in ‘Sala della Commedia’, dotato di palco e scena fissi. Entro le sue mura fu eretto nel Seicento il teatro del Torelli una ricca sala a cinque ordini di palchetti lignei e vasto palcoscenico munito di ‘machine’ e ‘ingegni’. Lo spazio era destinato al trionfo della scenotecnica e del melodramma barocchi con l’intervento, dopo il Torelli, anche di Ferdinando e Antonio Bibiena che nel 1718 rinnovarono l’intero corredo scenico.

Seguirono stagioni memorabili con prestigiosi interpreti: Farinelli, Farfallino e Giziello, eccezionalmente affiancati da primedonne come Vittoria Tesi Tramontini, Paola Corvi detta la Morotti e Costanza Posterla Piantanida. Successivamente gli amatissimi “drammi giocosi” di Galuppi, Anfossi, Guglielmini, Piccinni, Cimarosa, Paisiello e a partire dal 1818 con ilGioachino Rossini de Il Turco in ItaliaLa CenerentolaIl barbiere di SivigliaL’inganno felice, in seguito Matilde di Shabran e Semiramide, con il Bellini del PirataNorma eSonnambula e con il Donizetti de L’elisir d’amore e de Il Furioso.

Il teatro dell’Ottocento e del Novecento

Con il nuovo teatro del Poletti, ci fu il pieno trionfo dell’opera romantica prima e verista poi con i titoli più noti dei ricordati Bellini e Donizetti, di Giuseppe Verdi, dei francesi Gounod, Bizet e Massenet, di Catalani, Puccini, Mascagni, Leoncavallo, Cilea e Zandonai e anche, nel 1906, con il Lohengrin di Richard Wagner. Altrettanto ricca e varia la programmazione nel campo della prosa con centinaia di drammi, commedie e farse di testi famosi e applauditi, compresi i fanesi Cesare Rossi, Claudio Leigheb e Ruggero Ruggeri.

Il restauro

Poi il lungo silenzio dovuto alle ricordate distruzioni belliche del 1944 e, per finire, il decennio di varia e intensa attività seguita alla riapertura del 1998 culminato con la nascita dellaFondazione Teatro della Fortuna.

Testo curato da Franco Battistelli